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Svezzamento e primi cibi solidi

Devo dire, in realtà, che Amaranta ha iniziato a mangiare cibi solidi così, molto all’improvviso, dopo che in precedenza mi aveva fatto penare e stra-penare anche con i pezzettini di pastina più piccoli.

Ha iniziato a smettere di vomitarmi sul seggiolone l’interno contenuto della sua ciotola di pappa meno liquida forse grazie a un Plasmon, uno di quei biscotti per i primi mesi, ultra solubile e molto gustoso.

Un giorno, mio padre glielo dà quasi per gioco e lei lo finisce tutto, senza conati, senza dare di stomaco, senza farselo andare di traverso… Così, lo morde con curiosità (pezzettini minuscoli alla volta), lo scioglie in bocca e lo ingoia.Da lì non si è più fermata. Pane, fette biscottate, pezzettini di mela, patate non passate, ciambellone e, addirittura, la colomba pasquale 😀
Da un giorno all’altro.
E io che avevo provato di tutto, dal mixer al tritacarne, fino agli omogeneizzati con pezzettini più grandi… Nulla aveva fatto ciò che un semplice biscotto Plasmon ha realizzato in cinque minuti esatti!

Certo ogni bambino avrà le sue regole, ma credo che questo sia realmente il modo migliore per cominciare ad avviarlo nel mondo dei cibi più solidi. Al momento, con Amaranta, sono arrivata a cucinare anche anellini, conchigliette e fili d’angelo. E presto comincerò con i maccaroncini (sono lenta perché ho sempre paura che non riesca a mandar giù le cose più grandi 😀 ). Le verdure le passo ancora, ma la carne la lascio a pezzettoni (userò gli omogeneizzati per un altro mesetto). Stessa cosa vale anche per il formaggio e per l’uovo, riguardo al quale non mi preoccupo più se la stracciatella non viene perfettamente “sminuzzata”. A breve, smetterò di passare pure le verdure. E piano piano vedrete… che pastasciuttara che diventerà la mia Papera!!! 😉

Ps: Altro risultato raggiunto: abbiamo abbandonato gli omogeneizzati di frutta per la merenda. Solo yogurt, fruttoli e frutta fresca. Avete mai provato, ad esempio, la polpa di banana, allungata con un po’ di latte tiepido? 😉

Il collutorio biologico: io l’ho acquistato!

Dal giorno della sua nascita, Amaranta mi ha fatto innumerevoli regali. Uno di questi… è la gastrite! 😀 Eh già, quella sgradevolissima sensazione di fuoco allo stomaco conseguenza di stress e fatica accumulate.
Confesso di non trovare così difficile e stancante il lavoro di mamma, nonostante mio marito sia lontano 4 giorni e mezzo su 7. Credo di essere una donna paziente con mia figlia, comprensiva, tollerante. E semplicemente rassegnata al fatto che quando un bambino così piccolo fa i capricci bisogna solo assecondarlo, soddisfando le sue necessità. Bisogna infatti alzarsi di notte senza battere ciglio (ammesso che quel ciglio riesca ad aprirsi 😀 ), preparare il biberon fuori orario, tenere in braccio il cucciolo fino allo sfinimento delle braccia e farlo addormentare solo come vuole lui, quando lo vuole lui.

Dicevo dunque che non ho trovato la maternità l’esperienza così devastante cui tanti genitori (evidentemente sclerati e insoddisfatti) mi avevano messa davanti prima di partorire. Certo, alla sera sono stanca. Alla notte, non dormo sempre come vorrei. E le cose a cui pensare sono tante. Eppure, mi sembra che ogni cosa scorra serena e naturale come fosse tutto programmato da una forza invisibile che organizza le cose.

Nonostante questo, però, la gastrite è arrivata lo stesso. Perché il cambiamento c’è stato (acciderbolina) e lo stress nasce anche in situazioni che non ti aspetti.
Ho cominciato a soffrirne ad un mese dal parto e le cose stanno cominciando a tornare alla normalità solamente adesso che la bimba, di mesi, ne ha quasi 9.
Cosa ho odiato di più di questo disturbo dell’apparato digerente, a parte il dolore? La nausea. E la sgradevole sensazione che se non avessi i denti perfettamente puliti, le cose sarebbero andate via via sempre peggiorando. Ho cominciato allora ad essere quasi maniacale nella pulizia serale del cavo orale.

Pur senza superare i 3/4 lavaggi al giorno (consiglio di dentista), ho ripreso l’abitudine (mai dismessa in realtà) di usare ogni volta il filo interdentale. Ho acquistato l’olio essenziale del tea tree (che uso nella quantità di una goccia nel dentifricio una volta al giorno ) e ho comprato un collutorio eccezionale che vorrei conosceste anche voi. L’ho trovato sul sito internet della ditta produttrice di articoli biologici Fitocose. Contiene l’estratto di Hamamelis, il succo di aloe vera, l’olio essenziale di eucalipto e quello di Cajeput ed è particolarmente indicato per rinfrescare e purificare il cavo orale.  Il giudizio del Biodizionario? 10 bollini verdi e uno giallo (il Limonene, allergene degli oli essenziali). Ovviamente, zero ingredienti in lista negativa. Per concludere, ha un odore buonissimo ed è confezionato in una boccetta di vetro facilmente riciclabile. Promosso!

Irritazione da pannolino: quelle cose di poco conto ma che fanno preoccupare

Per la prima volta in oltre 7 mesi, qualche settimana fa alla mia bambina è venuta un’orribile irritazione da pannolino. E le è venuta nell’unico week-end in cui l’ho lasciata a dormire con la nonna (non poter vedere coi miei occhi il suo sederino arrossato e seguirne le evoluzioni pannolino dopo pannolino è stato davvero spiacevole).

Tutto è cominciato con un po’ di rossore. Mia suocera mi ha detto di aver cercato di porre i primi rimedi lavandola frequentemente e intensificando le passate di pasta di zinco. Ho provato a fare così anch’io anche durante il secondo giorno di irritazione, quando l’ho riportata a casa con me e il suo papà.

Da qualche lettura fatta precedentemente, ho capito subito però che la sola pasta protettiva bianca che usavo per il cambietto non avrebbe risolto il problema. Inoltre, sotto il rossore stava comparendo una piccola piaghetta. Ho ricordato allora che la figlia di una mia amica aveva avuto da poco lo stesso problema e, essendo anche lei in cura dal pediatra di mia figlia, ho chiesto consiglio.

Secondo lei, avrei dovuto applicare un prodotto specifico davvero molto buono che aveva risolto a lei in precedenza tanti altri problemi tipici del cambio del pannolino: Eptyl Spray (9 euro, in farmacia). Glielo aveva prescritto il nostro pediatra. L’ho subito chiamato e, avuta la conferma anche da lui, l’ho acquistato.

Di per sé, l’irritazione da pannolino non è nulla di preoccupante ma può, talvolta, presentarsi in maniera talmente aggressiva, con forte rossore, bolle, piaghette, desquamazione, che le mamme vanno letteralmente in tilt. Sono tanti i nomi di farmaci e i rimedi che si tramandano di generazione in generazione.

Io vi consiglio le tinture rosse (sembrano tinture iodate ma non lo sono). Si tratta in realtà di prodotti a base di eosina, ottimi coadiuvanti nei trattamenti di micosi, ulcere, psoriasi, pruriti e dermatiti da pannolino. Sporcano un po’ (tanto), ma tempo qualche giorno e il problema è totalmente risolto!

Parola di Papera e Mamma-Papera 😉

Maschera viso all’argilla e mandarino Bottega Verde

Non ho mai amato i prodotti Bottega Verde. Li trovo, ma è solo la mia opinione di cliente, molto meno naturali di quanto in realtà il logo e i messaggi promozionali dell’azienda possano far pensare. Eppure, per la serie, “onore al merito” e “date a Cesare quel che è di Cesare”, è assolutamente mio dovere parlare di un prodotto che reputo davvero eccezionale.

Ho comprato per la prima volta la maschera all’argilla circa tre o quattro anni fa e sono contenta di averla ritrovata, ultimamente, anche in versione argilla e mandarino, molto più profumata e gradevole. Per me che ho una pelle mista e facilmente tendente ad apparire unta, ci vuole un prodotto di impatto, purificante, seboregolarizzatore e opacizzante, che pulisca la pelle a fondo già dalle prime applicazioni e che mostri immediatamente i primi risultati.

Con questa maschera quanto appena descritto è sempre successo e continua a succedere ad ogni impacco. La pelle sembra sbiancata già dopo una settimana, l’effetto che si prova durante la posa è adeguatissimo a una maschera di questo tipo e la rimozione con un po’ di acqua tiepida risulta semplice.

Nonostante dunque io consigli sempre le erboristerie per questo tipo di cose, (soprattutto per chi non ha il tempo di “intrugliare”) promuovo a pieni voti il prodotto!

Green hugs 😉

Reclamo!

Sono proprio arrabbiata!
Come vi ho anticipato anche nel mio post precedente, in coincidenza del compimento del suo sesto mese di età, ieri ho cambiato nuovamente le tettarelle ai biberon di Amaranta. Quelle vecchie, infatti, avevano cominciato ad appiccicare e a mostrare i primi segni tipici del passaggio a miglior vita 😀 Avendole già rinnovate dal tipo 0+ a quello 2+ della Chicco (ed essendomi trovata, devo dire, sempre molto bene con entrambe), ad occhi chiusi mi sono recata in farmacia e mi sono affidata alla linea 4+ (costano 6,50 euro come tutte le altre). Sono tornata a casa, le ho lavate col sapone, le ho sciacquate per bene sotto acqua corrente e le ho sterilizzate.

Entusiasta, stamattina le ho provate. La mia curiosità, però, si è smorzata al primo tentativo di suzione di Amaranta. Il latte scendeva davvero fin troppo abbondantemente e la piccola ha dovuto fermarsi per ingoiare e respirare almeno ogni quattro sorsi, con il risultato che si è stancata, si è affaticata e non ha finito il latte (che una volta le è andato anche di traverso). Forse deve abituarsi? Mmm, e nel frattempo che fa? Soffre per mangiare? Forse è ancora piccina? E allora perché c’è scritto 4+ sulla confezione? Il biberon così guarnito sarà sicuramente l’ideale per “bere” la pappa, ma non per ingoiare i liquidi.

Qualcuna di voi ha avuto la stessa esperienza?

Per mamme “fuori”. Consigli per quando si ha poco tempo

 

Mia suocera vive a quasi 40 km da casa mia, è una donna fantastica e una nonna dolcissima. Come ogni nonna, stravede per sua nipote, vorrebbe averla sempre con sé e, se potesse, le regalerebbe la luna. Purtroppo, però, la distanza che ci separa, il mio lavoro e in generale la vita di tutti i giorni ci impedisce di vederci quanto vorremmo.

I giorni che poi, evviva, riusciamo ad organizzarci, la mia giornata comincia prestissimo ed è tutta un pensare a come gestire le cose della bambina. Lavorando di pomeriggio, preferisco approfittare della mattina per spostarmi. E la mattina, di solito, c’è da preparare il brodo alla bambina. Ammetto di non amare le pappe pronte. Ad esclusione della crema di riso e della crema mais tapioca, per le quali non saprei dove mettere le mani, credo sia meglio che tutto il resto io lo prepari da me usando ingredienti naturali, quali verdure ed ortaggi. Dalla mia parte posso sicuramente vantare la fortuna di avere il tempo per prepararle, ma ciò non mi ha esonerato dal rimanere allibita quando, in giro per i vari scaffali dei supermercati, mi sono imbattuta nei vari brodi, passati di verdura e carni IN POLVERE. Che ci vorrà mai a preparare un brodo? Mi dico. Le levatacce si possono fare per la salute di un bambino.

Ed ecco infatti che vi racconto come mi organizzo quando, dovendo uscire presto al mattino e dovendo restare a pranzo fuori con la bambina, cerco ugualmente di non farle mancare il suo brodo di verdure, naturale e salutare, anziché ricorrere alla tentazione di scaldare un po’ d’acqua e versarvi dentro qualche cucchiaino di pappa pronta.

ore 7e30, suona la sveglia. Sono fortunata. Amaranta è una dormigliona. Non apre mai gli occhi prima di essersi fatta 10-12 ore di sonno e mai prima delle 9. Di conseguenza, posso concedermi il lusso di alzarmi con calma per le 8, fare colazione tranquilla, vestirmi, aggiornare le mie conoscenze di mamma sul web, lavarmi, vestirmi e poi dedicarmi completamente a lei. Cosa differente accade, invece, nella situazione che stiamo insieme esaminando. La sveglia, almeno per me, suona con un’ora di anticipo. La prima cosa che faccio è preparare il brodo. Il trucco per quando si ha poco tempo? Usare la pentola a pressione. A dispetto della pentola tradizionale, con cui il brodo è pronto in un’ora e mezzo circa, con la pentola a pressione, in 35 minuti, le verdure sono belle che cotte. Nel frattempo che la pentola cuoce, mi preparo, faccio colazione e controllo che la borsa del cambio di Amaranta sia completa di tutto l’occorrente: pannolini per una giornata, ciuccio, bottiglietta dell’acqua, saponi e creme per il cambio, salviettine umidificate, tachipirina, termometro, pupazzo Rupert, cambietto e cambio di emergenza 😀

ore 8e10, è pronto il brodo. Ci siamo. Spengo la pentola a pressione, aspetto che si raffreddi per poterla aprire e, con le verdure bollite, preparo il passato. Proprio a proposito degli spostamenti nell’orario della pappa, mi sono procurata un comodissimo set della Tupperware (altro pezzo chiave della mia vita da mamma) che non è soltanto un semplice piattino dotato di cucchiaio abbinato, ma è un vero e proprio contenitore, con tanto di comodo coperchio, per trasportare e tenere al caldo i cibi. Vi metto le verdure passate e lo richiudo. Filtro il brodo, lo peso e lo metto in un biberon. Perché nel biberon? Perché all’interno di un thermos (io uso quello della Chicco, bellissimo e praticissimo), il liquido si tiene caldo per oltre cinque ore. In una boccetta, infine, metto un po’ di olio extra vergine d’oliva prodotto da mio nonno e inserisco il tutto nella borsa del cibo della bambina.

ore 9.00. Ci siamo. Io sono pronta, la pappa anche. E’ ora di svegliare Amaranta. Se possibile cerco sempre di non stravolgere i suoi orari e di non destarla dal sonno prima del suo abituale tempo. La faccio mangiare, la spupazzo, le cambio il pannolino, la vesto chiccosissima e via. Si parte. Direzione, casa della nonna paterna, dove ci aspetta una mattinata di shopping, un caffè macchiato al bar o semplicemente tante chiacchiere a casa. Quello che sia. Senza impegni e pensieri. Tanto, la pappa per il pranzo è già pronta 😉

Il mondo si inizia a scoprire in cucina

La mia piccola Amaranta, il gioiellino a cui è dedicato questo blog e ovviamente la mia bellissima bimba, è nata il 5 Marzo di quest’anno, alle 12e40 di un pomeriggio di pioggia. Pioveva da una settimana, ha piovuto per tutto il tempo dei miei ultimi tracciati fetali all’ospedale. Pioveva la notte in cui si sono rotte le acque. Ed ha piovuto fino al giorno in cui, lei nella carrozzina e io zoppicante al suo fianco, siamo state dimesse dall’ospedale. Ha piovuto per tutto il tempo del nostro ricovero. Di quest’ultima pioggia io però non mi sono minimamente accorta. Le mura dell’ospedale, e la mia felicità in generale, erano così luminose che mai avrei detto fuori non stesse splendendo un sole quasi estivo.

Amaranta pesava 3,750 kg ed era lunga 51 centimetri. Mora e capellona. Dagli occhi leggermente a mandorla (ho sperato per nove mesi che prendesse il taglio degli occhi di suo padre), la bocca carnosa e il nasino a patata. Le orecchie a punta e le dita delle mani lunghissime. Quando me l’hanno messa in braccio era tranquilla, mi guardava con quell’aria di superiorità e superficialità che ancora ora si porta dietro. Quell’esprimere un bisogno senza però ammetterlo. Quel sentirsi al centro dell’universo e goderne profondamente.

E’ stata da subito una bambina molto precoce. A una sola settimana di vita seguiva la luce e lo spostamento delle persone e degli oggetti di fronte a lei. A tre settimane rideva in modo istintivo, e a un mese e mezzo era già consapevole dei suoi sorrisi e delle sue espressioni. A 30 giorni esatti ha smesso di svegliarsi per mangiare la notte e ha iniziato a dormire per tutta una tirata. A riconoscere perfettamente la sua ninna nanna e a lallare con facilità. Ad emettere, infine, i primi, scoordinati per noi, ma coordinatissimi per lei, suoni. A due mesi scarsi si reggeva bene sulla testa e a tre mesi era dritta sulla schiena. A cinque mesi ha cominciato a sillabare la parola ‘mamma’ e a mettersi in ginocchio sulle gambine. Ora ha quasi sei mesi e sembra una bambina molto più grande della sua età. E’ vispa e intelligente, sveglia e determinata. E’ il mio orgoglio. E la mia vita.

Tra le tante tappe e i tanti progressi fatti dal giorno in cui è nata, di uno non ho ancora parlato, ma è stato in realtà quello che ha ispirato questo mio post. A quattro mesi e mezzo, dato il peso e le attitudini, il pediatra mi ha consigliato di cominciare a svezzarla. Mi ha detto di cominciare a farle mangiare una pre-pappa di frutta e latte in polvere a pranzo e un omogeneizzato di frutta a merenda in accompagnamento al latte in polvere (non ha mai preso il mio latte – tra le tante cose mia figlia è anche pigra). Solo un mese dopo, sempre il pediatra mi ha detto di passare al brodo vegetale. 200 gr di brodo da preparare con una patata, una carota e una foglia di lattuga a cui aggiungere 4 cucchiai di crema di riso e un cucchiaino d’olio extra vergine d’oliva. Ingredienti da incrementare di settimana in settimana con nuove verdure e da alternare con un po’ di mais tapioca. Data la ancor giovane ‘età’ inizialmente Amaranta mangiava in braccio a me, al padre o alla nonna. Eventualmente su un’altalenuccia per bimbi molto piccoli. Non si reggeva ancora benissimo in equilibrio e ci siamo arrangiati un po’ così per i primi tempi.

Poi, però, esattamente ieri, io e mio marito abbiamo capito che era proprio arrivato il momento. LA BAMBINA AVREBBE POTUTO  E DOVUTO AVERE IL SUO PRIMO SEGGIOLONE. Siamo andati in un fornitissimo negozio della zona e lo abbiamo acquistato. Bello, bellissimo, enorme, comodissimo, capientissimo e, ovviamente… color amaranto. Fantastico. Tra i tanti modelli disponibili abbiamo scelto il Polly della Chicco. Aperto raggiunge i 57 x 74,5 x 107 cm circa. Lo schienale e il poggiagambe hanno una regolazione indipendente in tre posizioni e tre altezze differenti per favorire al massimo la posizione comoda della nostra bambina, sia nei momenti di pappa e di gioco che di sonno. Il vassoio della pappa, comodo ed ergonomico, è dotato di un piano in plastica, staccabile, che una volta tolto rivela un altro piano su cui il bimbo può passare il tempo e disporre i suoi giocattoli. La sacca del sedile, in pvc, si stacca e porta alla luce un secondo coprisedile. E’ facilmente lavabile e pulibile anche con una spugna umida. Polly è’ dotato infine di cinta di sicurezza, sacca portaoggetti e vassoio per biberon. Fantastico e assolutamente promosso.

Ps: da domani, la mia bambina assaggia per la prima volta, nella pappa, anche la cipolla. Vi farò sapere come andrà 😉

La pappa di Amaranta a sei mesi:

200 gr di brodo vegetale (mettere a bollire mezz’ora in pentola a pressione 500 gr d’acqua, una patata, una carota, una foglia di lattuga, una zucchina e un po’ di sedano);
4 cucchiai di crema di riso o 3 cucchiai di mais tapioca;
passato di verdure (le verdure del brodo);
un cucchiaino di parmigiano;
un cucchiaino di olio extravergine d’oliva;
all’occorrenza un pochino di zucchero.