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Il piacere di dedicarsi un bagno

Confesso. Sono innamoratissima del bagno classico, quello tradizionale fatto in vasca (tanto da averne prospettata una, per casa mia, in ceramica, puro stile vintage e tanto di piedini in ottone), ma per motivi di praticità sono molte di più le volte in cui ad esso sostituisco la doccia.
Stamattina, invece, mi sono detta che no, che oggi era tempo di coccole, che mi ero portata abbastanza avanti con il lavoro e che adesso le responsabilità potevano aspettare. Aspettare una mezz’ora, un’ora o il tempo che ci sarebbe voluto per concedermi due coccole di schiuma e vapore.
In cosa è consistito per me il piacere del bagno?
In litri e litri di acqua calda ovviamente (ma tranquilli, la doccia non è poi molto più ecologica), sali da bagno biologici sciolti all’interno e la classica spugna massaggiante che unisce al pratico lavaggio il rilassantissimo effetto peeling esfoliante.

Amaranta ha fatto avanti e indietro dal bagno alla zona notte per spiare ogni mia singola mossa e si è divertita tantissimo.
Io sono uscita dalla vasca che mi sentivo un’altra. Rigenerata e rilassata, con la pelle morbida, soffice (nonostante usi sul mio corpo solo sapone di Marsiglia, il migliore per la cut) e pronta a ricevere la crema idratante (anch’essa biologica).

Particolare attenzione ho dedicato poi anche ai capelli: maschera ristrutturante (che per i capelli decolorati è assolutamente indispensabile), shampoo ricostituente e balsamo alla camomilla.
Stasera mi sento più bella. Probabilmente non lo sono. Ma la sicurezza nasce dal di dentro. E questo è quanto.

Le piccole cose…

Stamattina, come molte mattine da un paio di mesi a questa parte, Amaranta si è svegliata alle 5 e 30 e mi ha tenuto compagnia (o meglio, credo di esser stata io a tener compagnia a lei) per due ore piene piene di sonno e di cartoni animati.
Non mi ha fatto piacere essere buttata giù dal letto quando fuori era ancora buio, dico la verità. Non mi ha fatto per nulla piacere interrompere un sonno che avevo tanto atteso e desiderato. Negando, direi una bugia.
Eppure, negli ultimi tempi della mia vita, soprattutto da quando sono mamma, ho imparato a vivere la vita da un’altra prospettiva.
Se vi dico quale, mi risponderete probabilmente ridendo della banalità delle mie parole… Eppure credete, tanto scontato ciò che penso non è, ché se lo fosse la felicità sarebbe un concetto meno astratto e più facilmente raggiungibile.

Ecco… Quello che ho pensato è che una giornata non è bella e non è brutta in base a ciò che fai / non fai, dimostri / non dimostri, ottieni / non ottieni o ci guadagni / non ci guadagni campando. Che non è di schifo e non è di merda solo perché qualcosa non è andata nella maniera in cui volevi. Ho pensato che una giornata non è bella solo quando sia realmente valsa la pena di averla vissuta.

Ecco… Io ho pensato che quello che rende bella una giornata è il solo e semplice fatto che il Sole sia sorto ancora, che tu abbia potuto vederlo. Che tu sia riuscito a goderlo. Una giornata è bella semplicemente perché hai potuto respirare ancora una volta l’alito caldo di tua figlia, guardare con lei l’ennesima puntata di Polli Kung Fu perché lei non voleva saperne di addormentarsi. Una giornata è grandiosa semplicemente perché la tua tazza d’orzo caldo è sempre lì e perché tu hai potuto mettere ancora una volta la pentola con la zucca sui fornelli della tua cucina. Una giornata è magnifica perché dopo aver fatto colazione, ti idraterai la pelle, rimuoverai ancora una volta le impurità, ti truccherai e ti farai di nuovo bella. Indosserai il tuo abito migliore (o il meno peggio, che importa), andrai a lavoro e la macchina non ti avrà lasciato a piedi nemmeno questa volta. Il caffè al bar, gli gnocchi di tua suocera, l’ordine su Internet del foto libro del tuo matrimonio. Un complimento, il paio di jeans nuovi, il sorriso di tua cognata, la mail della tua migliore amica. Un passo che segue l’altro, la luce sui marciapiedi, il cigolio della carrozzina, l’acciaio del lavandino, l’odore del sapone. Essere arrivati alla fine del mese.

Ecco… Io penso che siano le piccole cose che fanno grandi il mondo. Io credo che siano le piccole cose che ci rendano migliori. E che è quando non hai o non puoi fare le piccole cose che sei realmente un uomo morto.

Un Natale ricco di particolari!

Il Natale è il periodo dell’anno che più di tutti preferisco, questo in maniera particolare visto che sarà il primo trascorso con la mia bambina. Quel breve lasso di tempo, vissuto tra preparativi, pacchi e pacchetti, regali da fare, budget da rispettare, cene da disporre con minuzia di particolari, abiti da indossare nei giorni di festa e tanti altri piccoli, ma importanti, dettagli che faranno la differenza e aggiungeranno quel tocco di sale in più: ecco, per me il Natale è tutto questo ogni anno.

Persino la carta con cui impacchetto i regali non è mai lasciata al caso.

Dalla quindicina di Dicembre, fino più o meno all’Epifania di Gennaio, musica e programmi televisivi, libri e riviste, passeggiate e discorsi… Il Natale è presente un po’ in tutto. Diventa davvero il refrain ricorrente di un periodo bellissimo che purtroppo va sempre più perdendosi col passare degli anni.

I doni? Naturalmente, sono pensati e studiati attentamente in base ai gusti, alle necessità e alle preferenze di familiari e amici.

Scegliere il primo regalo natalizio per la bambina, ad esempio, è stato bellissimo. Discussioni a parte con mio marito (io punto sui giochi educativi, lui su quelli casinari), impacchettarlo è stato un vero tripudio. Alla fine abbiamo optato per due giochi che rispondessero e accontentassero la volontà di entrambi (noi genitori???).

Ancora, un po’ per fronteggiare una crisi che non concede sprechi, un po’ perché mi va di mettere in moto la creatività senza affidare il tutto a commesse e commercianti, ho puntato tanto sul fai da te. Prodotti preparati con le mie manine, cesti confezionati (e non preconfezionati) con alimenti e cibi utili o per niente scontati, articoli su “misura” e così via. I miei pezzi migliori? I biscotti fatti in casa abbinati a tea super raffinati e la composè di ananas e frutta secca.

Per Amaranta? Un vestitino da Babba Natale e il bavaglio con la renna. Ovvio!

Un Natale etico: si può!

Quest’anno (come in realtà ormai da molti anni) il mio Natale sarà ecologico e misurato, discreto ed intelligente, volto a non sperperare inutilmente tempo, energia e soldi, ma altresì speso a cercare regali utili e pensati con assoluto e largo anticipo.

Sì, perché in tempi come quelli in cui riversa il Paese, ma soprattutto l’ambiente, concederci sprechi è un vero e proprio illecito, soprattutto in vista del fatto che tutti questi sprechi altro non faranno che andare a riempire armadi e cassetti già stracolmi se non addirittura cassonetti e secchi dell’immondizia.

Alle mie amiche e alle persone a me più care donerò pensierini fatti col cuore (o con le mani), cercherò tra mercatini e fiere natalizie e non comprerò all’ultimo minuto (rischiando di optare per la cosa più inutile e costosa). Farò la raccolta differenziata di tutti gli avanzi e taglierò ancor di più le calorie del cenone.

Essere etici è possibile. Ed è anche facile.

Per consigli e suggerimenti su come trascorrere un Natale ecologico ed economico leggete il mio ultimo articolo su Vivere al Naturale!

Pesce fresco per il cenone di Natale, ma evitate quello in via d’estinzione

Chi mi conosce lo sa! Pur non essendo più vegetariana, cerco di limitare meglio che posso il consumo di tutto ciò che abbia… una faccia. Retaggio del mio non aver mangiato carne per tanto tempo infatti (scelta interrotta dall’arrivo della mia prima gravidanza) è rimasto il fatto di consumare pochissime porzioni a settimana di tale alimento e di prediligere solo pezzi provenienti da un allevamento. Questo perché credo che a parte il mero sostentamento fisico, non ci sia bisogno di approfittare dell’habitat che ci circonda solo al fine di soddisfare uno sfizio goloso (andando ad alterare anche gli equilibri ambientali). Sappiamo tutti che il pesce spada è buonissimo e che il cinghiale e l’agnello hanno un sapore migliore, ma forse essi non sono poi tanto necessari al “rifornimento proteico”. Il mio consiglio dunque è quello di evitare, per queste feste più che mai (poiché si sa che il consumismo in questo periodo arriva alle stelle) pesci e carni in via d’estinzione!

Detto ciò, possiamo passare ad alcuni consigli pratici per scegliere prodotti freschi e realmente appetitosi. A tal proposito, una premessa è d’obbligo! Nonostante il pesce del Mediterraneo rappresenti spesso e volentieri la scelta migliore da portare sulle nostre tavole, non c’è assolutamente motivo di pensare che quello da importazione sia qualitativamente meno pregiato.
Oltre alla provenienza, non è neanche il caso di diffidare del fatto che il pesce che state per acquistare non sia stato pescato, ma allevato. Negli ultimi anni infatti i controlli sono sempre più approfonditi, le aziende devono sostenere importanti controlli igienico sanitari e l’alimentazione con cui i pesci vengono cresciuti è equilibrata e priva di ormoni e antibiotici.
L’etichetta, in ogni modo, è il primo biglietto da visita di tutti i prodotti ittici che trovate sul banco del pescivendolo. Non acquistateli, se non ne sono provvisti.

Riconoscere poi un pesce fresco da un’autentica fregatura, è importantissimo al fine di mettere nel piatto vostro o delle persone a voi care (ricordiamo che il pesce è un elemento assolutamente basilare anche nello svezzamento dei bambini molto piccoli) qualcosa di realmente buono. Un occhio brillante e convesso, per cominciare, è il primo segnale della genuinità e della bontà del pesce. La pelle e le squame devono essere molto lucide e tese, allo stesso modo delle branchie che devono risultare decisamente serrate. Il ventre non deve essere molle, ma al contrario è importante che sia pieno e sodo. L’odore non deve presentarsi sgradevole e soprattutto non deve contenere profumi che non siano quelli tipici degli ambienti marittimi (occhio all’odore di ammoniaca). Diffidate infine dei pesci venduti senza testa e senza coda. Queste, infatti, sono le prime parti del corpo ad “appassire” e potrebbero essere state amputate strategicamente al fine di vendere un prodotto non freschissimo.

(fonti: numero dicembre Donna&Mamma)

Profumi falsi: meglio evitarli!

Si trovano ormai davvero dappertutto e la gente li compra senza pensarci due volte tentata da un profumo che, di primo acchito, sembra piuttosto simile a quello dell’originale.
Stiamo parlando dei profumi contraffatti: quei profumi che, non appena portati a casa e usati per qualche giorno, perdono completamente la fragranza che tanto ci aveva colpite rendendosi pressoché inutilizzabili.
Tantissime sono purtroppo le aziende produttrici che, con la scusa di essere a conoscenza della ricetta madre, vendono a decine e decine di euro in meno le boccette più desiderate da tutte le donne italiane.
Calvin Klain, Valentino, Givenchy, Giorgio Armani, D&G: i più grandi nomi della moda anche a meno di 10 euro!
E a noi, per restare in tema di profumi, la cosa puzza alquanto.

In pochi infatti sanno infatti che i prodotti contraffatti sono estremamente tossici per la pelle. La loro produzione avviene in ambienti privi dei dovuti controlli igienico-sanitari e, nonostante le etichette (spesso contraffatte anch’esse), è del tutto impossibile definire con precisione senza un’analisi specialistica da quali elementi siano costituiti.

Ciò che è emerso da studi di laboratorio è che i prodotti abusivi sono costituiti da sostanze chimiche causa molto spesso di irritazioni ed allergie. Sono stati rinvenuti ad esempio, all’interno di alcuni cosmetici, gli ftalati, derivati del petrolio che possono apportare disturbi ormonali molto seri.

Non cedete dunque in tentazione! Il prezzo sarà anche allettante, ma la salute è cosa ben più importante.

(fonte, Glamour Novembre)

Il collutorio biologico: io l’ho acquistato!

Dal giorno della sua nascita, Amaranta mi ha fatto innumerevoli regali. Uno di questi… è la gastrite! 😀 Eh già, quella sgradevolissima sensazione di fuoco allo stomaco conseguenza di stress e fatica accumulate.
Confesso di non trovare così difficile e stancante il lavoro di mamma, nonostante mio marito sia lontano 4 giorni e mezzo su 7. Credo di essere una donna paziente con mia figlia, comprensiva, tollerante. E semplicemente rassegnata al fatto che quando un bambino così piccolo fa i capricci bisogna solo assecondarlo, soddisfando le sue necessità. Bisogna infatti alzarsi di notte senza battere ciglio (ammesso che quel ciglio riesca ad aprirsi 😀 ), preparare il biberon fuori orario, tenere in braccio il cucciolo fino allo sfinimento delle braccia e farlo addormentare solo come vuole lui, quando lo vuole lui.

Dicevo dunque che non ho trovato la maternità l’esperienza così devastante cui tanti genitori (evidentemente sclerati e insoddisfatti) mi avevano messa davanti prima di partorire. Certo, alla sera sono stanca. Alla notte, non dormo sempre come vorrei. E le cose a cui pensare sono tante. Eppure, mi sembra che ogni cosa scorra serena e naturale come fosse tutto programmato da una forza invisibile che organizza le cose.

Nonostante questo, però, la gastrite è arrivata lo stesso. Perché il cambiamento c’è stato (acciderbolina) e lo stress nasce anche in situazioni che non ti aspetti.
Ho cominciato a soffrirne ad un mese dal parto e le cose stanno cominciando a tornare alla normalità solamente adesso che la bimba, di mesi, ne ha quasi 9.
Cosa ho odiato di più di questo disturbo dell’apparato digerente, a parte il dolore? La nausea. E la sgradevole sensazione che se non avessi i denti perfettamente puliti, le cose sarebbero andate via via sempre peggiorando. Ho cominciato allora ad essere quasi maniacale nella pulizia serale del cavo orale.

Pur senza superare i 3/4 lavaggi al giorno (consiglio di dentista), ho ripreso l’abitudine (mai dismessa in realtà) di usare ogni volta il filo interdentale. Ho acquistato l’olio essenziale del tea tree (che uso nella quantità di una goccia nel dentifricio una volta al giorno ) e ho comprato un collutorio eccezionale che vorrei conosceste anche voi. L’ho trovato sul sito internet della ditta produttrice di articoli biologici Fitocose. Contiene l’estratto di Hamamelis, il succo di aloe vera, l’olio essenziale di eucalipto e quello di Cajeput ed è particolarmente indicato per rinfrescare e purificare il cavo orale.  Il giudizio del Biodizionario? 10 bollini verdi e uno giallo (il Limonene, allergene degli oli essenziali). Ovviamente, zero ingredienti in lista negativa. Per concludere, ha un odore buonissimo ed è confezionato in una boccetta di vetro facilmente riciclabile. Promosso!